<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2259567635279236108</id><updated>2012-06-01T10:15:08.001+02:00</updated><category term='musica'/><category term='obiettivi'/><category term='nike + apple'/><category term='dave c. bedford'/><category term='comunicazioni'/><category term='piedi'/><category term='scarpe'/><category term='mondiali di osaka'/><category term='punto della situazione'/><category term='infortuni'/><category term='powell'/><category term='test di cooper'/><category term='del più e del meno'/><category term='off topic'/><category term='consigli'/><category term='sfide'/><category term='maratona'/><category term='attrezzatura'/><category term='garmin'/><category term='corse'/><title type='text'>.::manu corre::.</title><subtitle type='html'>"non faccio grandi tempi, non percorro infiniti km...corro e basta"</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://manucorre.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/-/dave+c.+bedford'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manucorre.blogspot.com/search/label/dave%20c.%20bedford'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>manu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16771025780714063433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='23' src='http://bp3.blogger.com/_70b993YsgRY/RnukRyOLXFI/AAAAAAAAACI/puDqoN4j3Qs/s200/running.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>4</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2259567635279236108.post-7243391420707966448</id><published>2007-09-01T13:16:00.000+02:00</published><updated>2007-09-03T20:11:03.171+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consigli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dave c. bedford'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='piedi'/><title type='text'>.::rinforzare i piedi, esercizi utili</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rrys00EI_vI/AAAAAAAAAMs/d7vWiRI7PEE/s1600-h/foot.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rrys00EI_vI/AAAAAAAAAMs/d7vWiRI7PEE/s200/foot.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5097138901605744370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhitEEI_qI/AAAAAAAAAMA/u7jXyVQg5Ok/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhitEEI_qI/AAAAAAAAAMA/u7jXyVQg5Ok/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5095931504694460066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per evitare la maggior parte dei problemi che talvolta affliggono i podisti, bisogna eseguire un bel po’ d’esercizi di preparazione alla corsa, da richiamare anche in seguito, perfino se si dovesse putacaso diventare olimpionici.&lt;br /&gt;Cercate un prato pulito e privo d’insidie; va bene anche il campo d’allenamento, o il vostro giardino, oppure una spiaggia pianeggiante e sabbiosa. A piedi nudi dondolatevi alternativamente dal tallone alla punta del piede, spostando il peso progressivamente e mantenendovi in equilibrio a busto eretto. Fate una serie di 10 “dondolamenti” molto morbidi e progressivi, poi riposate (non voi, che non sarete certamente stanchi, ma fate riposare tendini e legamenti). Ripetete altre due serie da 10.&lt;br /&gt;A questo punto fatevi una passeggiatina, sempre a piedi nudi, di un minuto o due per sgranchirvi, cercando di non pensare a nulla e di concentrarvi su tutto ciò che percepite dal ginocchio in giù.&lt;br /&gt;Secondo esercizio. Camminate sui talloni tenendo la punta dei piedi rivolta quanto più possibile in alto. Avanzate lentamente e “ascoltate” la tensione nel tendine d’Achille; poi spostate la vostra concentrazione sulla contrazione nella parte anteriore della caviglia. Se non avvertite&lt;span id="fullpost"&gt; queste sensazioni vuol dire che il piede non è abbastanza teso verso l'alto. Cominciate con poco, 10 passi e fermatevi. Ricordatevi che non state gareggiando, state rinforzando la parte inferiore dell’apparato locomotore, ed i risultati si vedranno solamente col tempo. Ora tornate indietro camminando nuovamente sui talloni e quindi rilassatevi.&lt;br /&gt;Terzo esercizio. Camminate sulle punte dei piedi, arrivando in alto il più possibile. I primi tempi camminerete sull’avampiede, se vi applicate riuscirete – dopo qualche anno – a camminare sulla punta dell’alluce come le ballerine di danza classica. Anche qui percorrete dieci passi e fermatevi a riposare. Dopo un minuto tornate indietro sulle punte e riposatevi.&lt;br /&gt;Quarto esercizio. Camminate sul bordo esterno del piede ruotando il più possibile la caviglia; le ginocchia tenderanno ad allargarsi, ma dovrete mantenere le gambe perfettamente verticali e parallele. In questo esercizio, e nel prossimo, occorre concentrazione e passi controllati ancor più che nei precedenti. Come sempre 10 passi all’andata, riposo e ritorno.&lt;br /&gt;Quinto esercizio. Camminate sul bordo interno del piede ruotando il più possibile la caviglia; le ginocchia tenderanno stavolta ad avvicinarsi, ma vale quanto detto al punto precedente.&lt;br /&gt;Tutti questi esercizi li avete eseguiti scalzi. Per il primo giorno è sufficiente.&lt;br /&gt;Lentamente, ma progressivamente, aumenterete tre parametri:&lt;br /&gt;- lunghezza percorsa (dai 10 passi iniziali arriverete – col tempo – a 50 passi e anche più);&lt;br /&gt;- numero di ripetizioni (incominciate con 3 per il primo esercizio e due – un’andata ed un ritorno – per gli altri quattro; dopo due settimane provate a farne 4 per il primo e 4 – due andate e 2 ritorni – per gli altri. In seguito aumenterete progressivamente, cercando di non avere mai un indolenzimento che duri più di un paio di minuti: sarà quella la “spia” che vi avvertirà che state caricando troppo i tendini ed i legamenti);&lt;br /&gt;- tempo di recupero (inizialmente recupererete un minuto dopo ogni esercizio; dopo 10 giorni scenderete a 50 secondi, poi a 40, infine a 30. Ovviamente quando aumenterete gli altri parametri – lunghezza percorsa oppure il numero di ripetizioni – si ricomincerà da 60 secondi. Non cercate di strafare. Ogni volta che chiederete al vostro corpo di bruciare le tappe, pagherete dazio sotto forma di acciacchi vari. Quindi calma, concentrazione e carichi di lavoro progressivi.&lt;br /&gt;Bene, se eseguirete attentamente quanto vi suggerisce un vecchio maratoneta in disarmo (che sarei poi io), vi garantisco che dopo un paio d’anni di esercizi eseguiti con grande attenzione e costanza, per sei giorni alla settimana (senza inventarvi scuse o altri impegni), vi ritroverete a possedere tendini e legamenti d’acciaio che vi permetteranno di correre a lungo su strada, su pista sintetica, sullo sterrato, su campestre dimenticando le pomate, l’alcool canforato e perfino l’indirizzo del farmacista.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;di Dave C. Bedford &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093030421789736546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2259567635279236108-7243391420707966448?l=manucorre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manucorre.blogspot.com/feeds/7243391420707966448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2259567635279236108&amp;postID=7243391420707966448' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/7243391420707966448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/7243391420707966448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manucorre.blogspot.com/2007/09/rinforzare-i-piedi-esercizi-utili.html' title='.::rinforzare i piedi, esercizi utili'/><author><name>manu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16771025780714063433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='23' src='http://bp3.blogger.com/_70b993YsgRY/RnukRyOLXFI/AAAAAAAAACI/puDqoN4j3Qs/s200/running.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rrys00EI_vI/AAAAAAAAAMs/d7vWiRI7PEE/s72-c/foot.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2259567635279236108.post-7141631005258490953</id><published>2007-08-15T19:50:00.000+02:00</published><updated>2007-08-15T19:53:18.683+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dave c. bedford'/><title type='text'>.::dave c. bedford si racconta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhpR0EI_sI/AAAAAAAAAMQ/-LS4YsZ3rf4/s1600-h/david+bedford.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhpR0EI_sI/AAAAAAAAAMQ/-LS4YsZ3rf4/s200/david+bedford.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5095938733124419266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Visto che diversi post di questo blog si basano sul contributo prezioso di Dave, ho pensato che fosse giusto inserire qualche pagina per descrivere la ormai &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nostra&lt;/span&gt; fonte di importanti consigli tecnici. Per  questo ho chiesto a lui stesso di raccontarsi, visto anche il fatto che anche io lo sto conoscendo insieme a voi.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhitEEI_qI/AAAAAAAAAMA/u7jXyVQg5Ok/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhitEEI_qI/AAAAAAAAAMA/u7jXyVQg5Ok/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5095931504694460066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tanto per chiarire l’equivoco io sono italiano, nato in Italia, discendente da italiani.&lt;br /&gt;Allora perché “Dave C. Bedford”?&lt;br /&gt;Non ritengo che sia molto interessante, ma visto che vuoi mie notizie…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GLI ESORDI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziai a correre all’istituto tecnico, classe prima, “arruolato” – volente o nolente – dall’insegnante d’educazione fisica, che era anche allenatore in una società d’atletica leggera.&lt;br /&gt;Iniziai controvoglia, &lt;span id="fullpost"&gt;poiché a 14 anni amavo il nuoto alla follia, andavo in estasi davanti ad un pallone e toccavo il cielo con un dito per quelle lotte orientali che iniziavano a diffondersi col nome di arti marziali. Disponevo perciò di valide basi.&lt;br /&gt;Per contro non sapevo che cosa fosse l’atletica.&lt;br /&gt;Cominciai così ad “andare al campo” (come si usava dire) due volte alla settimana, con l’entusiasmo di chi si rechi dal dentista; inoltre correvo con lo stile del calciatore, cioè male. Tenevo i gomiti troppo larghi per mantenere gli avversari a debita distanza, correvo a testa bassa per guardare il pallone e il mio stile era ovviamente “calciato” invece che “circolare”, come dovrebbe avere ogni corridore d’un certo livello. Gli altri giovani atleti, cresciuti podisti, mi guardavano e ridevano.&lt;br /&gt;Erano dei mediocri, ma se la tiravano da fenomeni. Me li ritrovai sulle… biglie.&lt;br /&gt;Finché un giorno mi stufai e decisi che avrebbero smesso di ridere.&lt;br /&gt;Misi il pallone in soffitta per sempre, sistemai il kimono in naftalina per un bel po' di anni e ridussi il numero delle nuotate.&lt;br /&gt;Cominciai quindi a correre molto, ma incrementavo i carichi di lavoro molto gradualmente, prestando attenzione a non fare il passo più lungo della gamba.&lt;br /&gt;Mi allenavo da solo. Correvo per una società piccola e senza importanza; aveva pochi podisti che si allenavano di sera, su strada.&lt;br /&gt;Io preferivo la pista, almeno all’inizio; inoltre in quello stadio s’allenavano anche i due o tre talenti della città: avevo così l’opportunità di studiarli e “rubare” loro il mestiere.&lt;br /&gt;C’era una piccola seccatura: pur essendo magro, dopo un’ora di corsa grondavo tanto che il sudore mi inondava gli occhi, facendomeli bruciare.&lt;br /&gt;Ebbi un’idea: mi procurai un nastro nero. Lo legavo in fronte prima di correre e risolsi il problema. Sembravo un pirata, ma gli occhi erano salvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BEDFORD ALLE OLIMPIADI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo qualche anno si celebrarono i giochi olimpici di Monaco di Baviera, nel 1972.&lt;br /&gt;Alcuni mesi prima avevo corso la campestre ai campionati studenteschi; durante la gara fui sorpreso da uno strano incitamento: “Forza Bedford”. Era uno studente del mio corso, ma non capii il senso di quell’urlo.&lt;br /&gt;L’indomani mi recai in pista e il saluto degli atleti mi sconcertò: “Ciao Bedford”, “Come va David?”, e i più colti esibivano un “How are you Dave?”, con accento maccheronico.La messinscena non accennava a terminare, così volli conoscere il motivo che sottostava a tale rivolgimento anagrafico.&lt;br /&gt;Apro una parentesi. All’epoca non c'era internet, non esistevano le radio e le TV private, la RAI aveva solamente due canali che non trattavano quasi mai d’atletica leggera. I giornali sportivi, quando andava bene, dedicavano all’atletica poche righe nelle ultime pagine.&lt;br /&gt;Un ragazzo tirò fuori un quotidiano sportivo del giorno prima. Lo sfogliò con gesti ieratici fino a che giunse alla pagina in questione. Campeggiava un grosso titolo: “Bedford, l’inglese che parte strafavorito” (ndr: ritratto nella foto del post) e l’occhiello azzardava: “Olimpiadi di Monaco: facile pronostico sui 10.000 metri”.Guardai la foto che ritraeva, a figura intera, un giovane uomo in tenuta di gara ed ebbi un sobbalzo. Mi avvicinai e guardai attentamente.&lt;br /&gt;Ero io quello? Sembrava proprio di sì. Identico il fisico, stessa muscolatura asciutta ma non scheletrica, gli occhi, i lineamenti, i capelli, era proprio il mio ritratto.&lt;br /&gt;Ma la cosa sconcertante era un’altra ancora. Aveva una benda nera che gli cingeva la fronte! E sul petto portava lo stesso numero di gara toccato a me, il giorno prima!&lt;br /&gt;Per un attimo pensai che avessero messo un’immagine qualsiasi, non disponendo di foto dell’olimpionico, e avessero ripreso casualmente proprio me. Ma se la foto si trovava sul giornale del giorno prima, doveva essere vecchia come minimo di due giorni, e quindi non era possibile: quel numero l’avevo sul petto lo stesso giorno che uscì il giornale.&lt;br /&gt;Riuscii a scovare l’unico particolare diverso: le scarpe. Bedford indossava una marca di calzature che non ho mai acquistato. Ma ti assicuro che fino a quando non notai quel particolare vidi me in quella foto.&lt;br /&gt;Ero più giovane, ma ciononostante la somiglianza era stupefacente.&lt;br /&gt;Fu surreale scoprire che avevo un sosia che partecipava ai Giochi Olimpici.&lt;br /&gt;Ma non bastava ancora: si allenava da solo (così voleva la vulgata) sottoponendosi a sedute massacranti ed era assai forte quando lottava contro il cronometro, molto meno contro gli avversari.&lt;br /&gt;Nel mio piccolo gli somigliavo in tutto.&lt;br /&gt;Quel giorno divenni David Colin Bedford, e gli amici abbreviarono “Dave”.&lt;br /&gt;Naturalmente non mi persi le olimpiadi, ovviamente seduto davanti alla tivù: il sosia, che aveva un carattere spinoso come il mio, litigò con la federazione che voleva fargli correre solamente i 10.000 metri.&lt;br /&gt;Bedford aveva una preparazione così accurata, una passione tanto profonda ed una tale quantità di chilometri nelle gambe, che decise di gareggiare sia sui 5.000 sia sulla distanza doppia, nonostante la sua giovanissima età suggerisse prudenza. Mi pare che non avesse ancora compiuto 22 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE CHAMPION&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bedford, inglese dai tratti latini, era il Pelé dell’atletica, il Klaus Dibiasi della pista, il Cassius Clay della corsa.&lt;br /&gt;Era stratosfericamente superiore a tutti, era “il fuoriclasse” per antonomasia.&lt;br /&gt;Quando gareggiava contro il tempo, con le lepri o senza, stabiliva primati incredibili.&lt;br /&gt;In pochi mesi Bedford divenne il fenomeno mediatico del mondo dell’atletica e non solo. Ne parlarono i giornali, la radio, e RAI 1 fece addirittura uno “Speciale Olimpiadi” in cui comparivano – come contorno – tutti gli assi del mezzofondo e del fondo quali Gammoudi, Keino, Vaatainen, Puttemans, Gaston Roelants, Ron Clarke ed il nostro Arese. Il piatto forte del programma era naturalmente lui, Bedford, il campione dei campioni, il fenomeno che – a detta di tutti – era già ad un passo dalla leggenda.&lt;br /&gt;La finale olimpica dei 10.000, quella che avrebbe dovuto consacrarlo, fu per me qualcosa di surreale.&lt;br /&gt;Io ero un teenager, tanto per restare in… Inghilterra, ed ero quindi nell’età in cui si è alla ricerca di idoli, di modelli da imitare.&lt;br /&gt;Con il senno di poi non m’incolse bene.&lt;br /&gt;Con Bedford ci fu un processo d’identificazione amplificato all’eccesso, si potrebbe dire parossistico, al punto che mi parve di scendere in pista a Monaco.&lt;br /&gt;Dave partì come un forsennato. Aveva da poco stabilito i record mondiali su tutte le distanze dai 2.000 ai 10.000 metri e correva come una vettura da Gran Premio in mezzo alle utilitarie; dopo il primo giro era già in anticipo di ben 13 secondi sul tempo del mondiale. Passò ai mille sui due minuti e mezzo e allora capii che “avremmo” perso. Era impossibile riuscire a tenere quel ritmo sui 10.000: era un passo da 25 minuti, mentre il suo fresco primato era 27’ 30”, più che favoloso a quei tempi. Ricordo che demolì il precedente 27’ 39” di un finlandese che iniziava per V ma non ricordo se si trattasse di Lasse Viren, Juha Vaatainen o Martti Vainio. Sicuramente non era Pekka Vasala, specialista dei 1.500 metri, che proprio a Monaco strapazzò Arese in semifinale e andò a vincere anche la finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UN EPILOGO INATTESO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io guardavo lo schermo e sudavo più di Bedford. Gli altri digrignavano i denti nella sofferenza, però non cedevano.&lt;br /&gt;Al quinto chilometro l’andatura calò improvvisamente, ma con la forza della disperazione Bedford strinse i denti e riprese a mulinare le gambe. Però si vedeva che sforzava troppo. I migliori gli stavano attaccati alle costole senza superarlo; sembravano avvoltoi pronti a papparsi la preda.&lt;br /&gt;Verso il sesto chilometro si consumò il dramma: Dave si accasciò, sconvolto dalla fatica, come un novello Dorando Petri. Per tutto quel tempo aveva fatto l’andatura e non trovò neanche uno che si degnasse di dargli il cambio alla testa del gruppo.&lt;br /&gt;Vinse il finlandese Viren, seguito dal belga Puttemans, terzo fu l’etiope Yifter se non mi sbaglio.&lt;br /&gt;Bedford intanto si era rialzato e correndo col cuore, più che con le gambe, arrivò settimo.&lt;br /&gt;Nacque così la leggenda, non completamente positiva, di “Crazy horse”, cavallo pazzo, l’atleta che correva senza seguire una logica, una tattica di gara, nulla.&lt;br /&gt;Mi piacque; correvo anch’io d’istinto, senza fare tanti calcoli.&lt;br /&gt;Dopo pochi giorni ci fu la finale dei 5.000 metri e Bedford restò saggiamente in coda, lasciando agli altri il compito di tirare il gruppo.&lt;br /&gt;Purtroppo rimase in fondo fino alla fine: vinse ancora Viren, secondo il tunisino Gammoudi, terzo il britannico Stewart. Dave era sfiancato nonostante avesse segnato un tempo per lui mediocre; arrivò penultimo, seguito dal finlandese Vaatainen. Si seppe poi che gli atleti finlandesi e tanti altri (ma non il fuoriclasse inglese) ricorrevano alla pratica dell’auto-emotrasfusione, che allora non era vietata.&lt;br /&gt;Bedford confermò fino all’esasperazione la tradizione dei corridori britannici: fortissimi contro il cronometro, impacciati e perdenti contro avversari tecnicamente inferiori.&lt;br /&gt;Dopo alcuni anni arrivarono Steve Ovett e Sebastian Coe e riuscirono a sfatare tale consuetudine negativa dei podisti dell’isola, facendo incetta di record e soprattutto di medaglie sugli 800 e sui 1.500 metri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IO, DAVE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile dire che un destino maligno mi soggiogò e divenni sempre più somigliante all’atleta inglese anche nel modo di correre: ero ogni giorno più forte contro il cronometro, ma ero sempre impacciato quando mi trovavo i rivali a fianco. Inoltre – come il vero Bedford – ottenevo sistematicamente tempi assai migliori nei test d’allenamento che in gara, anche affrontando gli stessi antagonisti, a causa forse d’una certa emotività.&lt;br /&gt;Naturalmente in talune occasioni piegai cronometro ed avversari contemporaneamente.&lt;br /&gt;Ti racconto una giornata di queste.&lt;br /&gt;Erano trascorsi due anni da quelle olimpiadi così “sofferte”.&lt;br /&gt;Un giorno decisi di partecipare ad una durissima gara in montagna.&lt;br /&gt;Rimarco che ero per tutti David Bedford da un paio d’anni.&lt;br /&gt;Alla partenza trovai, tra gli altri, molti di quegli atleti che ridevano ai miei esordi.&lt;br /&gt;Capii che era giunta l’occasione.&lt;br /&gt;Negli ultimi tempi mi ero imposto allenamenti ancora più duri, avevo dedicato molte ore a quegli esercizi che migliorano lo stile, avevo studiato tecniche di rilassamento muscolare per eliminare le tensioni che danneggiano rallentando i movimenti, eseguivo ogni settimana centinaia di serie d’esercizi – selezionati e studiati per il mio fisico – per equilibrare la forza dei muscoli agonisti ed antagonisti, ed inoltre approfittavo da anni di tutte le pause scolastiche (Natale, Pasqua e vacanze estive) per andare ad allenarmi in altura, in un piccolo centro a quasi 1.000 metri d’altezza; più in alto c’è una lunga dorsale, con quote comprese tra i 1.100 ed i 1.300 metri. C’erano allora sentieri, boschi, pinete, strade asfaltate, sterrate, prati erbosi, viottoli ghiaiosi, salite ripide e falsipiani, percorsi sempre in ombra ed altri sotto il sole dall’alba al tramonto. Avevo un campo d’allenamento ideale. Ora le cose sono un po’ peggiorate.&lt;br /&gt;Curai soprattutto le salite: brevi, medie, lunghe, su asfalto, su sterrato, di corsa, a balzi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A TU PER TU CON LA SOFFERENZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell’estate mi allenavo due volte al giorno, alle cinque di mattina ed alle cinque di sera; inoltre prima di pranzo mi recavo in una piscina non lontana, e nuotavo un’oretta.&lt;br /&gt;Dormivo più che potevo.&lt;br /&gt;Al mattino dedicavo tre ore al lavoro lungo (alternato al fartlek), defaticamento e stretching, mentre di sera curavo i ritmi con un lavoro di corto veloce, oppure medio, o ripetute in piano od in salita e terminavo con esercizi di mobilità articolare, di coordinamento muscolare, di respirazione, ecc.&lt;br /&gt;In alcune uscite calzavo scarponi anatomici da montagna, pesanti ma comodi, che avevo comprato in Austria. Altre volte indossavo le scarpette da allenamento, e allora mettevo una cintura da sub che acquistai per il nuoto ma che si rese utile soprattutto per la corsa. Facevo anche progressioni in piano o falsopiano con una cintola di cuoio e anelli, appositamente costruitami da un artigiano, cui attaccavo, tramite robuste funicelle, un grosso pneumatico. Imparai così a correre con diversi appesantimenti: ai piedi, in vita, oppure al traino. Riuscivo a sgroppare e soffrire letteralmente come un mulo. Per assuefarmi alla calura di quella torrida estate indossavo tute pesanti: le avevo portate da una valente sarta che – facendomi spendere un occhio – apportò delle modifiche per facilitare lo scambio termico. Ero consapevole che dovevo abituarmi al caldo senza disidratarmi eccessivamente.&lt;br /&gt;Un paio di volte alla settimana mi allenavo al meriggio, naturalmente senza tute e fardelli, facendo almeno un’ora e mezza di fartlek sotto il sole a picco.&lt;br /&gt;Mi aiutarono molto anche i cani che da quelle parti giravano liberi spesso e volentieri. Avevo solamente una scelta: correre più di loro! Ma non sempre vinsi io.&lt;br /&gt;M’imposi di bere solamente acqua a temperatura ambiente e comunque dopo la doccia.&lt;br /&gt;C’erano a quei tempi diversi pozzi e sorgenti che davano acque purissime e diuretiche.&lt;br /&gt;Col passare degli anni cambiò tutto.&lt;br /&gt;Nei giorni precedenti le gare diminuivo i carichi di lavoro per ritrovare la freschezza muscolare.&lt;br /&gt;Probabilmente fui uno dei primi italiani ad eseguire tre allenamenti al giorno – per quanto di due sport differenti – prima dei vent’anni.&lt;br /&gt;Quasi certamente fui uno dei pochi sportivi di quegli anni che non sia vissuto nel mito della bistecca con insalata. Mangiavo principalmente carboidrati, soprattutto riso, poi vegetali, frutta, legumi ed usavo il famoso integratore arancione a base di potassio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ORA DELLA VERITA’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gara che desidero narrarti partiva da una località che non avevo mai visto, e sviluppava la prima parte del tragitto lungo una discesa spaccagambe di circa 300 metri, quindi svoltava su una salita piuttosto ripida ma regolare e pedalabile. Si usciva dall’asfalto per gettarsi a capofitto giù dal ciglione di un bosco, poi – giunti in fondo – si tornava sull’asfalto e si saliva nuovamente. Gli ultimi 400 metri circa erano su un terreno semipianeggiante ed un volantino, che recava una succinta piantina altimetrica, informava che ciò si prestava ad arrivi in volata.&lt;br /&gt;Ero un po’ preoccupato. Se non battevo gli avversari sul ritmo diventava tutto difficile: il cambio di velocità era il mio punto debole, e quelli che reggevano la mia andatura mi superavano quasi sempre negli ultimi 50 – 100 metri.&lt;br /&gt;Proprio come succedeva a David Bedford.&lt;br /&gt;Secondo gli organizzatori era un giro di 15 chilometri.&lt;br /&gt;Partii lentamente, come facevo sempre specialmente se s’attaccava in discesa, e fu un bene.&lt;br /&gt;Un atleta inciampò per la troppa foga e s’abbatterono a catena come birilli.&lt;br /&gt;La stretta stradina era tutta occupata e noi dietro non potemmo fare altro che aiutare i malcapitati a rialzarsi.&lt;br /&gt;Appena iniziò la salita recuperai posizioni su posizioni.&lt;br /&gt;Dopo un quarto d’ora circa notai uno spettatore che m’indicò e disse al vicino: “Questo è freschissimo, se li mangia quando vuole”.&lt;br /&gt;Se dicessi che mi esaltai non renderei l'idea: le gambe andavano da sole, avevo veramente le ali ai piedi. I corridori che superavo non tentarono mai di tenere il mio passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA VENDETTA DI DAVE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunto ad una postazione di controllo chiesi la mia posizione: ero secondo.&lt;br /&gt;Accelerai proprio come un cavallo pazzo. Notai davanti a me un atleta del mio passato da principiante; ero a due metri da lui quando si voltò improvvisamente e mi guardò. Aveva un’aria malconcia. Lo sentii mormorare: “Vai Bedford, che sei il più forte”.&lt;br /&gt;Più tardi, alla premiazione, vidi il suo nome tra i ritirati. Stavo correndo come se mi spingesse una locomotiva.&lt;br /&gt;Guardai a terra: i miei piedi turbinavano ad un ritmo forsennato. Io non ero stanco neanche un po’. Accelerai ancora.&lt;br /&gt;Sarei quasi certamente crollato prima o poi, ma non me ne preoccupavo. Giunse al momento giusto la ripida discesa che – sebbene fosse il mio terreno di gara meno gradito – quella volta mi salvò, dandomi la possibilità di rifiatare.&lt;br /&gt;Arrivai in fondo e trovai un bivio. Il cartello indicatore era abbattuto e non si capiva quale fosse la direzione giusta. Non c’era nessuno. Guardai dietro e vidi a metà collina una casetta con un signore sull’uscio. Chiesi urlando quale strada portasse in paese, ma non mi udì.&lt;br /&gt;Gridai ancora ma senza risultato.&lt;br /&gt;Dopo un tempo che parve interminabile (ma si trattò presumibilmente di non più di un minuto) arrivò in fondo alla discesa Franco, un amico che mi fungeva da “spalla”: era più veloce di me sul breve e – quando ci trovavamo in pista – accettava sempre di condurre i ripetuti da 200 e 400 metri.&lt;br /&gt;Io mi sentivo in debito nei suoi confronti. Lo avevo superato all'attacco della salita e mi sorpresi piacevolmente trovandolo al secondo posto.&lt;br /&gt;Provò ad urlare lui ma quel signore era lontano, e forse duro d’orecchi, e non riuscì a farsi sentire.&lt;br /&gt;Dopo un altro paio di tentativi arrivò il terzo, capelli lunghi e grandi basette, che dapprincipio non capì il problema tanto era stravolto. Aveva il colore della brace e l’aspetto di un pesce fuor d’acqua da una settimana.&lt;br /&gt;Decidemmo di gridare contemporaneamente: era l’unica speranza di farcela.&lt;br /&gt;“Uno, due, tre: dov’èèèèè la strada che va in paeseeeee?”; e dopo due o tre sforzi fino a sgolarsi quello si smosse, sentì ed indicò la salita a destra.&lt;br /&gt;Divertito dall’insolito intermezzo e con i muscoli per niente raffreddati, ripartii con una falcata ampia, scioltissima e quasi irridente. Il terzo, ancora sconvolto, rimase subito indietro; Franco era tutto un groviglio di passettini affrettati ed ansimanti. Io mi sentivo forte come non mai, i miei muscoli volevano soltanto correre.&lt;br /&gt;Arrivai in cima dopo circa 5 chilometri di salita, moderata all’inizio, un po’ ripida negli ultimi chilometri. A me sembrava d’aver fatto quattro passi ai giardini.&lt;br /&gt;Adesso si poteva vedere il paese distante circa 400 metri, in fondo ad un tratto quasi pianeggiante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’APOTEOSI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’orchestrina attaccò una marcetta.&lt;br /&gt;Lo speaker annunciò che il primato precedente era ormai disintegrato: ricordava i 50 minuti e spiccioli di quello vecchio, mentre io ero a pochi metri dall’arrivo e il cronometro segnava 47’ 15”.&lt;br /&gt;Un boato sovrumano annichilì banda, megafono e tutto il resto.&lt;br /&gt;Ero oramai ad un passo dalla linea bianca e risposi alzando le braccia, ma mi fermai e istintivamente mi voltai: là in lontananza c’era Franco che arrancava disperatamente con movimenti strani che erano una via di mezzo tra uno sciatore principiante ed un bagnante che affoga.&lt;br /&gt;Non vidi capelli lunghi e basette. Decisi di tornare indietro di quei duecentocinquanta, forse trecento metri, tra lo stupore della folla: afferrai l’amico per un braccio e lo trascinai a viva forza fin sotto lo striscione.&lt;br /&gt;Nonostante quest'altra perdita di tempo ottenni – anzi, per l'albo d'oro della gara ottenemmo in due – il record sul percorso. Lo speaker ripeteva “nuovo primato”, ma non vi badai. Vidi stupefatto la folla che ondeggiava inspiegabilmente, poi, come un sol uomo, corse verso noi.&lt;br /&gt;Quando la marea urlante fu ad un passo da me, realizzai di botto quello che intendevano fare: volevano afferrarmi e lanciarmi in aria per festeggiarmi. In lontananza echeggiò un urlo che pareva dicesse: “scappa, scappa!”.&lt;br /&gt;Fu quello che feci: venni assalito da un panico incontrollabile e mi voltai di scatto. Con un allungo degno di un velocista puro tornai indietro correndo come non avevo mai corso in vita mia: i miei piedi sfioravano appena il suolo, la mia falcata era talmente rapida, ampia e potente che in un batter d’occhio volai a ritroso lungo il tratto pianeggiante fino a sparire alla vista.&lt;br /&gt;Sono sicuro che migliorai di brutto il mio tempo sui 400.&lt;br /&gt;Mi voltai: il paese era scomparso.&lt;br /&gt;Guardai di nuovo dabbasso e vidi capelli lunghi e basettoni che s’arrampicava come un ciuco che trascini un carro carico col freno a mano tirato su per una salita inondata d’olio.&lt;br /&gt;Il colore era diventato porporino, messo in risalto dalla canottiera verde.&lt;br /&gt;Lo seguii e stetti ad osservarlo mentre camminava sulla scritta “arrivo” e si afflosciava come un sacco vuoto appena mezzo passo dopo.&lt;br /&gt;Sembrava un automa con le pile scariche. In quegli ultimi metri era diventato violaceo.&lt;br /&gt;Quando la folla si calmò tornai nei pressi del traguardo, tra applausi ed espressioni d’ammirazione che mi lusingarono non poco.&lt;br /&gt;Arrivò il quarto e si sedette stringendosi la milza; dal suo volto veniva giù acqua come da un rubinetto.&lt;br /&gt;Giunse il quinto con una smorfia di dolore e chiese da bere: rimase deluso vedendo che c’era solo un po’ di the quasi bollente.&lt;br /&gt;Il caldo, l’umidità e l’eccessiva durezza del percorso avevano spezzato le gambe a tutti, ma non a me che avevo seguito allenamenti durissimi e ben articolati e raccolsi i meritati frutti.&lt;br /&gt;Ero arrivato ad un punto tale che una gara di 15 chilometri su qualsiasi terreno costituiva per me un impegno moderato, se non proprio leggero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL RIPOSO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercai il mio amico e gli ricordai che avevamo vinto, ma Franco era con la testa altrove.&lt;br /&gt;Mi sembrò molto affaticato: gli vedevo pulsare le vene della faccia e del collo.&lt;br /&gt;Volle un po’ d’acqua ma c’era solo il the caldo e non vedevo bar nei dintorni. Non conoscevo il posto e d’altronde i portafogli erano chiusi dentro gli spogliatoi; inoltre non riuscivo a vedere il custode che deteneva le chiavi.&lt;br /&gt;Franco accettò il the a malincuore: esagerando la sua condizione borbottò che avrebbe bevuto anche l’oceano.&lt;br /&gt;Io invece vissi una delle rare giornate magiche nelle quali si riesce a spostare una montagna con le mani: giorni così ne capitano quattro o cinque in tutta la vita, se si è fortunati.&lt;br /&gt;Incrociai grandi basette e mi spaventai: il colorito viola bluastro di poc’anzi aveva lasciato il posto ad un bianco cinereo; era seduto, o per meglio dire, stava in un angolo come uno straccio gettato lì.&lt;br /&gt;Mi avvicinai per rincuorarlo, ma non mi rispose.&lt;br /&gt;Avvertii una strana sensazione nei muscoli: capii che non erano ancora paghi. Corsi ad infilarmi una leggera tuta di cotone che tenevo in una borsa “parcheggiata” accanto al tavolo dei giudici e iniziai a fare il defaticamento. Dopo pochi minuti decisi di smettere: mi accorsi che tutti mi guardavano incuriositi.&lt;br /&gt;Forse pensavano che volessi prendere in giro gli altri concorrenti che parevano arrivare da un inferno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA… FREDDURA A FERRAGOSTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vidi capelli lunghi e basette che si era alzato e aspettava la premiazione.&lt;br /&gt;“Chi ha vinto?” mi chiese.&lt;br /&gt;Risposi che il mio amico ed io eravamo primi a pari merito.&lt;br /&gt;Mi guardò storto. Riprese fiato a fatica e brontolò: “Io andavo piano perché pensavo che fossimo indietro. Se avessi saputo che voi due eravate i primi vi avrei superati senza problemi”.&lt;br /&gt;Grande: capace d’essere comico anche nello sfinimento.&lt;br /&gt;Sembrava perfino che ci credesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SUL PALCO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E si arrivò alla premiazione. Dal palco chiamarono due nomi, il mio e Franco; lasciai che il mio amico salisse per primo.&lt;br /&gt;Lo applaudirono.&lt;br /&gt;Poi salii io e venne giù la montagna.&lt;br /&gt;Non appena tornò il silenzio, prese la parola il presidente del comitato organizzatore che attaccò un preambolo incentrato sullo sport, sull’atletica, sulla corsa e lodò i podisti.&lt;br /&gt;“Questa gara è stata interpretata con il vero spirito di De Coubertin”; e proseguì: “basti pensare che sia i primi due concorrenti, sia gli ultimi due, sono arrivati al traguardo tenendosi per mano”.&lt;br /&gt;Dal fondo si levò la voce dell’immancabile scimunito: “A froci!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci consegnarono una targa per il primo posto ed una medaglia d’argento per il secondo e il giudice di gara spiegò che da loro non si erano mai verificati casi di ex aequo, perciò ce le potevamo dividere a nostro piacimento.&lt;br /&gt;Decidemmo di lanciare una moneta, davanti a tutti.&lt;br /&gt;Dissi testa, uscì croce e la targa toccò a Franco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA TIFOSA DELUSA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pomeriggio uscimmo con le ragazze.&lt;br /&gt;Si trattava di due tipe assai pigre, che non riuscendo ad alzarsi presto non ci seguirono mai nelle gare mattutine.&lt;br /&gt;La fidanzata di Franco contemplò la targa, estasiata: sembrava che ammirasse un’opera d’arte.&lt;br /&gt;La mia esaminò con fare teatrale la medaglia d’argento che – essendo 22 millimetri di diametro – poteva sembrare una moneta piccola, e ne fu profondamente delusa.&lt;br /&gt;Franco disse la verità, che ero arrivato primo, ma – giunto quasi al traguardo – ero tornato indietro per sospingerlo.&lt;br /&gt;Mentre parlava mi venne in mente che il mio gesto poteva fargli rischiare una squalifica, ma andò bene.&lt;br /&gt;Le due ragazze risero con l’abbandono dei bambini piccoli; lo facevano sempre quando non volevano dare ad intendere di non aver capito.&lt;br /&gt;Poi la mia amica se l’ebbe a male, poiché suppose che Franco mi stesse pigliando in giro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE LONELINESS OF THE LONG DISTANCE RUNNER&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’anno dopo Franco tornò, stavolta da solo, a partecipare alla gara in montagna. Io ero a sciropparmi il servizio militare obbligatorio. Appena tornai a casa m’informò che gli organizzatori erano rimasti delusi della mia assenza.&lt;br /&gt;Nel frattempo avevo letto un autore dell’Ottocento che scrisse interi volumi di aforismi.&lt;br /&gt;Me ne piacque particolarmente uno che recitava all’incirca: “Se vuoi che le tue azioni diventino leggenda, scompari nel momento che la gente ti apprezza maggiormente; dopo, rischieresti solo di deluderli”.&lt;br /&gt;Non tornai più da quelle parti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL FASCINO SENSUALE DELLA CORSA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le due ragazze si stufarono di avere due fidanzati che le tenevano al secondo posto, ben dietro l’atletica.&lt;br /&gt;Erano ormai decise a togliere le tende, aspettavano solamente l’occasione propizia che arrivò presto: eravamo tutti insieme ed io sostenni che se la corsa avesse, oltre al nome femminile, anche un corpo muliebre, sarebbe allora l’amante ideale, meglio di qualsiasi donna.&lt;br /&gt;Franco condivise la mia tesi applaudendo ostentatamente e rumorosamente; le ragazze si sentirono offese e se ne andarono. AVANTI NEL PASSATO&lt;br /&gt;Ma la storia non finisce qui. Passarono gli anni, e la vita cambiò.&lt;br /&gt;Fino a quando si è studenti c’è tempo per tutto, una volta entrati nel mondo del lavoro si perdono di vista tante cose, tanti amici.&lt;br /&gt;Pensavo che Franco fosse uno di quelli che avrei seguitato a rivedere sempre, ma mi sbagliavo: da un giorno all’altro si scoprì ciclocrossista di ottimo livello, molto migliore che podista.&lt;br /&gt;Non lo vidi più per quattro lustri, anno più anno meno.&lt;br /&gt;Una domenica di gennaio andai al percorso ginnico, sulle alture della città, a fare una lunga passeggiata. Era una mattinata gelida, appena più in alto era tutto innevato.&lt;br /&gt;Da una curva sbucò un tale che si sciolse in un sorriso: era Franco.&lt;br /&gt;“Sai, Dave”, attaccò senza preamboli, “hanno battuto il tuo record”.&lt;br /&gt;Non sapevo d’averne uno.&lt;br /&gt;Mi rammentò quella gara indimenticabile. Il mio primato aveva resistito per quasi vent’anni.&lt;br /&gt;Lo studiai: non sembrava invecchiato.&lt;br /&gt;Volsi lo sguardo tutt’attorno. Il silenzio s’era fatto surreale.&lt;br /&gt;Per un attimo entrai in una specie di sogno ad occhi aperti e mi parve d’essere là col mio amico – giovani come allora – e rividi, anzi rivissi, quei momenti.&lt;br /&gt;Sembrava quasi che facesse caldo come allora. Rimasi sconcertato, poi mi commossi.&lt;br /&gt;“Davvero quel record ha resistito tanto?”.&lt;br /&gt;Franco annuì: “Non ho motivo di mentire”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SPRING, SUMMER, WINTER AND FALL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era incredibile la stravaganza del destino.&lt;br /&gt;Probabilmente arrivai a detenere un primato per un tempo maggiore di quanto non fosse riuscito a David Bedford, quell’immenso campione che corse come un dissennato fino a rovinarsi i tendini, ritrovandosi costretto, a causa di ciò, ad abbandonare prematuramente l’agonismo.&lt;br /&gt;Una maledetta sorte beffarda e ria, mi perseguitò con tendiniti, periostiti e persino improvvisi gonfiori alle ginocchia che mi torturarono, trasformando la mia carriera atletica in un autentico calvario.&lt;br /&gt;Nessun medico seppe o poté fare nulla. Le parcelle, per contro, erano decisamente ben fornite di cifre con tanti zeri.&lt;br /&gt;Sul conto del mio sosia oramai si diceva tutto ed il contrario di tutto, perfino che subì un investimento che gli lasciò dei postumi.&lt;br /&gt;Scoprirò più tardi che esiste, od esisteva, anche un David Bedford musicista, un altro pittore…&lt;br /&gt;La mia attività agonistica fu stroncata da un pirata che m’investì e non si fermò.&lt;br /&gt;La storia si tinse così di sviluppi grotteschi e paradossali; le nostre vite parallele avevano travalicato da tempo il razionale.&lt;br /&gt;Feci di tutto pur di non avere più notizie di Bedford.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DAVE PER SEMPRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimasi per sempre “Dave”, e i vecchi amici podisti mi chiamano ancora così, dopo un mucchio di anni: Dave.&lt;br /&gt;Dave per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non cercare il lieto fine, quello esiste solo nei film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevi conoscere qualcosa di me, spero d’aver esaudito il tuo desiderio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao,&lt;br /&gt;Dave&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;di Dave C. Bedford &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093030421789736546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2259567635279236108-7141631005258490953?l=manucorre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manucorre.blogspot.com/feeds/7141631005258490953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2259567635279236108&amp;postID=7141631005258490953' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/7141631005258490953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/7141631005258490953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manucorre.blogspot.com/2007/08/dave-c-bedford-si-racconta.html' title='.::dave c. bedford si racconta'/><author><name>manu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16771025780714063433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='23' src='http://bp3.blogger.com/_70b993YsgRY/RnukRyOLXFI/AAAAAAAAACI/puDqoN4j3Qs/s200/running.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhpR0EI_sI/AAAAAAAAAMQ/-LS4YsZ3rf4/s72-c/david+bedford.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2259567635279236108.post-8886937230043971079</id><published>2007-08-07T12:40:00.000+02:00</published><updated>2007-08-07T14:56:06.304+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consigli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dave c. bedford'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attrezzatura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scarpe'/><title type='text'>.::ancora considerazioni sulle scarpe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rrhr3EEI_tI/AAAAAAAAAMY/gIkzjwpsmAU/s1600-h/scarpa.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rrhr3EEI_tI/AAAAAAAAAMY/gIkzjwpsmAU/s200/scarpa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5095941572097801938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dato che le pagine sulla scelta delle scarpe sono state tanto utili aggiungo in questo post un'altra serie di consigli di Dave a completamento del precedente post. Buona lettura...&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhitEEI_qI/AAAAAAAAAMA/u7jXyVQg5Ok/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/RrhitEEI_qI/AAAAAAAAAMA/u7jXyVQg5Ok/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5095931504694460066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando si corre su terreno duro come l’asfalto, ma ancor più il cemento, i marciapiedi di pietra, le piastrelle, i mattoni, ecc. occorre calzare scarpe capaci di ammortizzare tutto quanto il piede.&lt;br /&gt;Tieni presente che ogni volta che tocchi terra la tua massa corporea viene a sommarsi alla forza di gravità che – mentre sei in sospensione – la fa accelerare in direzione del suolo, aumentandone il peso.&lt;br /&gt;Ti ricordo che la “massa” è la quantità di materia di un corpo od un oggetto, ed è immutabile in qualsiasi luogo, mentre il “peso” è variabile in funzione della latitudine e dell’altezza sul mare, e diminuisce mano a mano che ti allontani dal centro della Terra.&lt;br /&gt;Per capirci meglio, prova a prendere&lt;span id="fullpost"&gt; la bilancia che hai in cucina e posaci sopra delicatamente un sacchetto di pasta da mezzo chilo. Ebbene, quel mezzo chilo è la massa della pasta. Adesso prova a buttare il sacchetto sul piatto della bilancia facendolo cadere da 10 – 15 centimetri: la lancetta arriverà – per un istante – a 6 hg e forse più; prova infine a lasciarlo cadere da mezzo metro (facendo attenzione a non rompere la bilancia) e vedrai che nel momento dell’impatto potrà segnare anche 7 – 8 hg e più. Tu hai misurato la forza peso nell’attimo del contatto.&lt;br /&gt;Ora applica le tue nuove acquisizioni alla corsa supponendo che il tuo corpo abbia un peso – anzi una massa – di 60 Kg. Sai che la “quantità” di materia che compone il tuo corpo non varia, ma la forza peso sì. Mentre corri non appoggi delicatamente i tuoi 60 chili (o quelli che sono), ma il piede che impatta il terreno sprigiona una forza d’urto, chiamiamola così, che è bassa se corri lentamente oppure in salita, mentre aumenta quando corri velocemente od in discesa. Quello che succedeva al pacco di pasta dell’esperimento succede a tutti: ogni volta che “atterriamo” durante la corsa, il nostro peso, nel momento dell’impatto, è superiore alla nostra massa del 10% se va bene, talvolta del 20% e più.&lt;br /&gt;Che cosa significa tutto questo preambolo?&lt;br /&gt;Significa che l’atleta di cui prima, poniamo 60 Kg, correndo tocca il suolo con una forza peso di circa 70 Kg e non è poco, poiché i suoi tendini e legamenti sono strutturati, se non è bene allenato, per sorreggere un peso minore. (Apriamo una parentesi: se ci fossero dei lettori particolarmente ferrati mi correggerebbero dicendo che la forza peso non si misura in 70 Kg ma casomai 70 x 9,81 = 686,7 N; è vero, ma non voglio addentrarmi in complicazioni che servirebbero a poco, ed inoltre non sto scrivendo un trattato di Fisica).&lt;br /&gt;Ora poniamo il caso che il nostro atleta di 60 chili corra per un’ora ad un’andatura di 5 minuti a Km; percorrerà quindi 12.000 metri. Facciamo l’ipotesi che i suoi passi, per ragioni di semplicità, siano tutti lunghi un metro; gli arriveranno 6.000 x 70 = 420.000 chili (420 tonnellate) su ciascun piede – o per meglio dire sotto ciascun piede – durante ogni allenamento. Avete capito perché la facevo tanto lunga quando parlavo di scarpe nei post precedenti? Perché la scarpa sbagliata vi sottopone i piedi ad uno stress smisurato, con conseguenze talvolta permanenti.&lt;br /&gt;Ed i piedi non sono staccati dal resto del corpo… se il piede è in sofferenza ne risente il tendine d’Achille, il tibiale, il ginocchio e addirittura la colonna vertebrale.&lt;br /&gt;In sintesi: quando si corre sul duro usate scarpe molto ammortizzanti. Ma appena potete recatevi in campagna, oppure in un parco, e correte sullo sterrato, sull’erba, sui tappeti di foglie. E se abitate vicino al mare correte anche sulla spiaggia (non nella stagione balneare, logicamente), purché sia sabbiosa o di pietrisco piccolo e regolare.&lt;div style="text-align: right;"&gt;di Dave C. Bedford &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093030421789736546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2259567635279236108-8886937230043971079?l=manucorre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manucorre.blogspot.com/feeds/8886937230043971079/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2259567635279236108&amp;postID=8886937230043971079' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/8886937230043971079'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/8886937230043971079'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manucorre.blogspot.com/2007/08/ancora-considerazioni-sulle-scarpe.html' title='.::ancora considerazioni sulle scarpe'/><author><name>manu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16771025780714063433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='23' src='http://bp3.blogger.com/_70b993YsgRY/RnukRyOLXFI/AAAAAAAAACI/puDqoN4j3Qs/s200/running.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rrhr3EEI_tI/AAAAAAAAAMY/gIkzjwpsmAU/s72-c/scarpa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2259567635279236108.post-1826363365949315591</id><published>2007-07-30T17:54:00.000+02:00</published><updated>2007-08-07T14:26:45.742+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consigli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dave c. bedford'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attrezzatura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scarpe'/><title type='text'>.::scegliere le scarpe giuste</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4TX0EI_lI/AAAAAAAAALE/OikVEwG5Gd0/s1600-h/scarpe.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4TX0EI_lI/AAAAAAAAALE/OikVEwG5Gd0/s200/scarpe.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093029528436538962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'acquisto delle scarpe è sempre un momento bello per un runner dato che in fin dei conti "la scarpa" è la nostra compagna di corse. Ma la "scelta" delle scarpe spesso ci mette in difficoltà perché si rischia di cadere nell'errore di scegliere una scarpa per la marca, per la moda o perché la indossa il nostro atleta preferito e allora iniziano i problemi, perché la nostra scelta non è stata accurata, non ci siamo preoccupati del benessere dei nostri piedi ma solo dell'invidia dei corridori che speriamo di superare nel percorso...allora si combatte con le bolle, con le unghie incarnite etc. Se vi ritrovate con questa descrizione come mi ci ritrovo io, allora potrà esservi utile leggere le pagine seguenti scritte da Dave C. Bedford che si definisce "un vecchio maratoneta in disarmo che vorrebbe parlare di atletica, anzi di podismo":&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093030421789736546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Ho letto che alcuni di voi hanno il problema della scelta delle calzature…&lt;br /&gt;Ecco, mi permetto di dire la mia, avendo praticato corsa su tutte le distanze comprese tra i 1500 e la maratona classica.&lt;br /&gt;La scelta della scarpa è fondamentale, direi drammaticamente importante per un/una podista: se si sbaglia s’incappa in una serie di tendiniti, metatarsalgie, periostiti tibiali, e – a salire – gonalgie, discopatie eccetera eccetera. Lo so per esserci passato.&lt;br /&gt;Iniziai a correre un’era geologica fa, e allora le conoscenze medico sportive erano ben inferiori a quelle attuali, purtroppo.&lt;br /&gt;Cominciamo col dire che la scarpa sportiva non va acquistata guardando il prezzo. Se è necessario risparmiare si possono&lt;span id="fullpost"&gt; comperare magliette da poco, tute non firmate, borse non griffate e se qualcuno vi guarderà con sufficienza amen, lasciatelo fare; ma sulle scarpe occorre esaminare una serie di fattori, tra i quali il prezzo non c’è.&lt;br /&gt;Partiamo dalla “preparazione” all’acquisto, ovvero la messa in forma del prezioso strumento: il piede. Scusate la pedanteria, ma prima di recarsi ad acquistare occorre tagliare accuratamente le unghie, naturalmente dopo un abbondante pediluvio con sali; fate attenzione a non tagliarle troppo corte in prossimità dei bordi, le unghie potrebbero diventare incarnite. Fatto questo prendete una pomicetta solforosa e carteggiate leggermente le callosità fisiologiche che si formano sui bordi dell’alluce e del tallone. Non troppo, però: debbono esserci ma non più di tanto. Asciugate sempre con molta cura: micosi ed intertrigini sono sempre in agguato; cospargete di borotalco, senza esagerare, mettete le calze e partite alla volta del negozio, portandovi dietro un paio di calze che usate durante la corsa. Tutta questa preparazione vi sarà servita ad indossare le nuove scarpe nelle stesse condizioni dell’allenamento.&lt;br /&gt;Evitate come la peste quei negozianti che vi mettono fretta: per guadagnarvi i soldi avete impiegato del tempo, e dovete perderne un po’ anche prima di spenderli. Dentro il negozio togliete i calzini e indossate quelli d’allenamento. Infilate le stringhe in entrambe le scarpe, poi calzatele percependo tutto ciò che vi trasmettono, allacciatele e camminate nel negozio.&lt;br /&gt;Se qualcuno vi dicesse che le scarpe sportive nuove “devono fare male” non dategli retta: o è in malafede o è un cretino.&lt;br /&gt;Ma quali sono le scarpe sportive che vanno bene? Cari atleti/e non esistono scarpe sportive “che vanno bene” ma soltanto scarpe sportive che vanno bene per alcuni piedi e non per altri.&lt;br /&gt;Innanzitutto la scarpa deve essere flessibile, se impugnate la punta con una mano e il tacco con l’altra deve piegarsi senza troppo sforzo, in maniera graduale e progressiva, ed una volta lasciata da un capo, deve ritornare elasticamente in posizione, con un movimento regolare. Tra il tallone e la pianta ci dev’essere un poco d’incavo, come nelle scarpe da passeggio. Ai miei tempi la suola delle scarpe sportive era disegnata su un unico piano, ed era rigida: le fasciti plantari abbondavano. A proposito, la suola vera e propria, che viene a contatto col terreno, deve essere scelta in base all’utilizzo: se correte su sentieri sterrati dovrà avere dei tacchetti distribuiti uniformemente su pianta e tacco per aumentare la presa, tacchetti che non serviranno a chi corre su asfalto; comunque la suola deve essere piuttosto robusta. L’intersuola, tra tomaia e suola, deve essere più morbida per attutire i colpi.&lt;br /&gt;Anche qui capiamo benissimo che se vi allenate su marciapiedi di piastrelle (estremamente duri) la scarpa dovrà attutire di più che se correte su pista di materiale sintetico. Se vi allenate su strada in orari serali o antelucani, oppure in zone dove la nebbia dimora per tanti mesi, scegliete scarpe con il catarifrangente. Un altro particolare: il tacco non deve essere squadrato come nelle scarpe normali, ma disegnare un arco. Idem la punta della scarpa. Ora passiamo alla tomaia: non va considerata in base alle mode che la vogliono stretta o larga, ma va adattata alle esigenze del vostro prezioso piede. Altra stupidaggine da sfatare è il fatto che “il piede deve adattarsi alla scarpa”. Palle, è vero il contrario.&lt;br /&gt;La tomaia deve permettere la traspirazione del piede. Va bene di pelle, o di pelle rovesciata (ma di questi tempi le scarpe di vera pelle sono rare e quando si trovano hanno prezzi non accessibili a tutti), ma vanno bene anche di altri materiali, purché il tessuto sia a trama sufficientemente larga da lasciare respirare. Le stringhe vanno sistemate con grande cura, non devono attorcigliarsi perché il piede, sotto sforzo, potrebbe avvertire un certo fastidio. Ho avuto scarpe che si chiudevano col velcro: è pratico e veloce, ma la scarpa rimane più a posto con le stringhe. Occhio alle cuciture: se sono troppo consistenti possono crearvi dei problemi.&lt;br /&gt;Con la scarpa al piede assumete la posizione di corsa e controllate che la tomaia non vada a toccarvi l’unghia dell’alluce.&lt;br /&gt;Tenete presente che quasi tutti gli esseri umani hanno i piedi leggermente asimmetrici, quindi, o siete bionici, oppure dovete provare attentamente entrambe le scarpe. Se una scarpa appena calzata vi trasmette una sensazione di calore lasciatela perdere: in allenamento vi “cuocerebbe”. Stesso discorso per le scarpe che – appena calzate – premono in un punto: vi strofinerebbero fino a causarvi vesciche o piaghe.&lt;br /&gt;Controllate il plantare: deve essere anatomico, almeno un po’.&lt;br /&gt;Se non trovate il vostro numero, comprate piuttosto mezzo numero più grande, altrimenti rischiereste – dopo mezz’oretta di corsa – le unghie dei piedi. Internamente le scarpe, se sono di pelle, è opportuno che siano in pelle rovesciata non tinta, perché col calore sperderebbero. Da evitare anche quelle foderate, poiché l’inevitabile rottura della fodera crea una discontinuità nel tessuto che va a ferire il piede.&lt;br /&gt;Ora che avete le vostre belle scarpette procedete a rodarle usandole solo 5 minuti per i primi allenamenti, poi 10, poi 15 e aumentate lentamente. Dopo un mese o due (ma dipende soltanto da voi) potete utilizzarle a tempo pieno. Se nonostante tutte le precauzioni vi capitasse di trovarvi qualche arrossamento, iniziate l’allenamento solo dopo aver strofinato i piedi con creme apposite. Anche la vaselina purissima può andar bene.&lt;br /&gt;Controllate attentamente il consumo delle vostre scarpe, anzi studiatelo: se riscontrate delle asimmetrie non esitate a rivolgervi ad un ortopedico podologo (medico) che eventualmente vi proporrà degli esami approfonditi, o magari v’invierà in un negozio d’ortopedia a procurarvi un plantare su misura.&lt;br /&gt;Per l’atleta che dice di dedicare il 60% alla corsa lenta e di voler passare al 70% di corsa veloce: penso che ti converrebbe trovare un allenatore.&lt;br /&gt;La quantità e la qualità del lavoro vanno attentamente calibrate sul fisico di ogni persona, senza accanirsi su obiettivi numerici, ma adattando le tabelle alle risposte dell’organismo. L’atleta deve abituarsi a correre con circa 120 – 135 pulsazioni al minuto, fino ad un’ora, meglio un’ora e quindici senza problemi. Poi può inserire altre metodiche.&lt;br /&gt;La preparazione inizia d’inverno con un lavoro di resistenza basato sulla corsa lunga e lenta, poi segue il potenziamento, infine si lavora sul ritmo. Dall’… “alto” dei miei numerosi errori di gioventù ho imparato che facendo le cose a caso uno finisce soltanto col danneggiarsi, e vorrei così spiegare agli atleti giovani ciò che è utile nella corsa, ciò che è inutile e ciò che è dannoso.&lt;br /&gt;L’importante è avere passione per uno sport che educa alla conoscenza di sé e al rispetto del prossimo, cosa che in altri sport ben più frequentati non succede.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;di Dave C. Bedford &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s1600-h/virgolette.BMP"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4UL0EI_mI/AAAAAAAAALM/86w7h4Oo_dA/s200/virgolette.BMP" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093030421789736546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2259567635279236108-1826363365949315591?l=manucorre.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manucorre.blogspot.com/feeds/1826363365949315591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2259567635279236108&amp;postID=1826363365949315591' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/1826363365949315591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2259567635279236108/posts/default/1826363365949315591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manucorre.blogspot.com/2007/07/scegliere-le-scarpe-giuste.html' title='.::scegliere le scarpe giuste'/><author><name>manu</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16771025780714063433</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='23' src='http://bp3.blogger.com/_70b993YsgRY/RnukRyOLXFI/AAAAAAAAACI/puDqoN4j3Qs/s200/running.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_70b993YsgRY/Rq4TX0EI_lI/AAAAAAAAALE/OikVEwG5Gd0/s72-c/scarpe.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry></feed>
